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Libri di Luciano Bianciardi

Aprire il fuoco

Luciano Bianciardi

Libro: Copertina morbida

editore: Minimum Fax

anno edizione: 2022

pagine: 256

Se ogni scrittore ha un proprio tramonto, «Aprire il fuoco» è il tramonto di Bianciardi, l'ultima lettera di un sinistrato politico, spiaggiato e in esilio. Lo vediamo mentre perlustra la campagna con un binocolo, abbassa le tapparelle, si versa un bicchierino di grappa. Sa di essere clinicamente morto, ora che è morta ogni insurrezione: primo o poi l'oppressore, e i tanti aguzzini che non hanno mai smesso di tormentarlo, arriveranno a prenderlo. Nell'attesa non gli resta che fumare una sigaretta, e rievocare la fine dell'inverno di dieci anni prima, il 1959, le sue gloriose cinque giornate, anche se la rivoluzione è ormai soltanto la memoria confusa di altri fallimenti: le discussioni al Giamaica con gli amici, Giorgio Gaber e Jannacci, la cameretta di Porta Tosa, le barricate a San Damiano. C'è appena il tempo per un ultimo appello, per dire il poco che ha imparato dalla sua vita agra: che fare all'amore non è vergogna. Vergogna è uccidere, morire di fame, chiudere la gente in prigione o al manicomio, giudicare. E non serve stampare i libri che nessuno legge, né costringere i giovani nelle scuole, né occupare le università. Bisogna occupare le banche, le vere cattedrali del nostro tempo. E poi spegnere la televisione. E alla fine lasciare tutto nel disordine. La valigia è pronta, così piena di carte, della sua alienazione quotidiana, di tutta la nausea che lo ha avvelenato per l'imbischerimento del mondo. Ma sulle spalle ha ancora il suo vecchio Mauser, ed è pronto a fare fuoco. Introduzione di Oreste Del Buono. Postfazione di Michele Cecchini.
16,00

Adorno

Luciano Bianciardi

Libro: Copertina rigida

editore: Terre di Mezzo

anno edizione: 2022

pagine: 40

Due bande di ragazzini si affrontano per il controllo del boschetto dentro la fortezza di Grosseto. I padroni indiscussi sono sempre stati i piazzaioli, ma ora anche i tripolini, stanchi di giocare nel fango, vogliono andare a far baldoria in città. Si danno appuntamento sabato: la battaglia sarà decisiva. Diaccino è il più gracile, ma è intelligente e il capo, Adorno, se lo tiene accanto. Tra teste bucate e occhi neri, le cose però non vanno come previsto: c'è una spia, e deve essere punita. Un racconto crudo e coinvolgente che ci riporta alle grandi zuffe di quando eravamo bambini, e ci ricorda come erano limpidi allora i concetti di lealtà e di giustizia.
12,00

Imputati tutti. «La solita zuppa»: Luciano Bianciardi a processo

Luciano Bianciardi

Libro: Copertina morbida

editore: ExCogita

anno edizione: 2022

pagine: 160

Il curioso mondo a rovescio che Bianciardi ritrae nel racconto "La solita zuppa", con l'ora di masturbazione a scuola e un Deliveroo del sesso, gli costò nel 1965 una denuncia per oscenità e vilipendio della religione. ExCogita ripropone qui il racconto nella sua interezza, completo delle parti allora censurate e in tutta la sua disarmante ironia, e ricostruisce, attraverso gli atti processuali, l'ancor più spassosa vicenda giudiziaria che vide Bianciardi imputato -non certo per la prima volta e non certo unico bersaglio del furore censorio- insieme all'editore e al tipografo.
15,00

Il convitato di vetro. Scritti di critica televisiva 1959-1971

Luciano Bianciardi

Libro: Copertina morbida

editore: ExCogita

anno edizione: 2016

pagine: 296

18,00

I minatori della Maremma

Luciano Bianciardi, Carlo Cassola

Libro: Copertina morbida

editore: Minimum Fax

anno edizione: 2019

pagine: 257

Tra le 8.35 e le 8.45 del 4 maggio 1954 si verifica uno scoppio di grisou al pozzo Camorra, nella miniera di lignite di Ribolla. In seguito all'esplosione e all'incendio di polvere di carbone, muoiono quarantatré minatori. È una tragedia nazionale. Le salme vengono portate in un'autorimessa per essere ricomposte e identificate, poi allineate nella sala del cinema. Su ogni bara l'elmetto da minatore, e sotto lo schermo un altare di bandiere rosse. Le donne piangono; i vecchi operai ripetono la stessa frase come un salmo responsoriale: «L'avevamo detto tante volte che doveva succedere, ed è successo». In questa camera ardente improvvisata l'inchiesta che Carlo Cassola e Luciano Bianciardi stavano conducendo sulle condizioni di lavoro dei minatori toscani cambia natura. Entrambi si sono ormai affratellati a questi uomini dai polmoni sconciati, di poche parole, spesso di famiglia contadina e in maggioranza di fede comunista. Gli hanno prestato i loro libri, organizzato proiezioni e incontri, ne hanno ascoltato il destino di infortuni e silicosi. La sciagura non è dovuta a una tragica fatalità, ma «a una consapevole inadempienza» da parte della Montecatini: è il capitolo finale, il più doloroso, di una lunga storia di sfruttamento, dalla formazione delle prime società minerarie alla nascita dei villaggi operai, alle lotte antifasciste e sindacali. "I minatori della Maremma" diventa così un'orazione funebre e un atto d'accusa, un'opera coraggiosa all'epoca della sua pubblicazione che conserva ancora oggi intatta la sua attualità.
15,00

Aprire il fuoco

Luciano Bianciardi

Libro: Copertina morbida

editore: ExCogita

anno edizione: 2015

pagine: 348

"Aprire il fuoco", straniante rivisitazione dei moti delle Cinque Giornate di Milano trasposti però nel 1959, mescola passato e presente, personaggi storici e contemporanei, realtà e fiction, e ci restituisce l'amara quotidianità di un esule che giorno dopo giorno scruta l'orizzonte per cogliere il segno dell'avvio della rivoluzione. Ultimo romanzo di Luciano Bianciardi, nonché suo testamento spirituale, è il lavoro più complesso della sua narrativa, denso di riferimenti storici, letterari e personali. Questa edizione annotata vuole quindi essere uno strumento di lettura e comprensione sia per i cultori delle pagine bianciardiane sia per coloro che vi si avvicinano per la prima volta.
16,00

L'Historia di Bianciardi

Luciano Bianciardi

Libro: Copertina morbida

editore: ExCogita

anno edizione: 2015

pagine: 86

Dalla Cuba di Fidel Castro al Canale di Suez, da Pio IX a Krusciov, da Garibaldi ai kamikaze giapponesi: sei articoli di Luciano Bianciardi pubblicati su Historia fra il 1958 e il 1961.
15,00

La vita agra

Luciano Bianciardi

Libro: Copertina morbida

editore: Feltrinelli

anno edizione: 2013

pagine: 199

"La vita agra" segnò per Luciano Bianciardi il momento dell'autentico successo, un successo che non tardò a fare entrare in sofferenza un intelletto indipendente come il suo. Il romanzo, ampiamente autobiografico, vede il protagonista lasciare la provincia e con essa la moglie e il figlioletto per andare a vivere a Milano. L'intento iniziale è far saltare un grattacielo, per vendicare i minatori morti in un incidente causato dalla scarsa sicurezza sul lavoro (il riferimento è all'incidente alla miniera di Ribolla del 1954, in cui persero la vita quarantatré minatori). Ma il protagonista vive in perenne bilico fra voglia di far esplodere il sistema e desiderio di esserne riconosciuto... A cinquant'anni dalla prima pubblicazione nel 1962, "La vita agra" resta uno sguardo sulle conseguenze umane e sociali del boom economico italiano, ricco di una scrittura irrequieta, precisa, impossibile da imbrigliare. Al romanzo si ispirò il celebre film "La vita agra" di Carlo Lizzani, con Ugo Tognazzi che interpretava il Bianciardi/protagonista.
9,50
9,30

Tutto sommato. Scritti giornalistici 1952-1971

Luciano Bianciardi

Libro: Copertina rigida

editore: ExCogita

anno edizione: 2022

pagine: 3164

In occasione del centenario della nascita di Luciano Bianciardi, ExCogita ha voluto raccoglierne l'intera produzione giornalistica. Giornalista infaticabile, traduttore prolifico e narratore di raro acume, Bianciardi ha lasciato in pochi anni una produzione vastissima, raccontando sui giornali l'evoluzione della storia dei costumi, della televisione, della politica, della letteratura, dell'arte, del cinema e dello sport. Per presentare questa immensa mole di testi, si è scelto di adottare l'ordine cronologico: il susseguirsi degli articoli restituisce al lettore una sorta di storia d'Italia vista dagli occhi di un personaggio che è stato definito anarchico, ribelle e inclassificabile. Come in un diario costruito giorno per giorno, lo sguardo di Bianciardi si sofferma con lo stesso straordinario acume e la stessa valenza profetica sia sui grandi fatti internazionali sia sulle piccole vicende quotidiane, mostrando un lato inedito della personalità dell'autore che si discosta dalla narrazione mitologica che spesso lo accompagna. Se nel grande mucchio del lavoro di Bianciardi non troverete mediocrità e sciatteria, è per una ragione soltanto: lui era uno scrittore "naturale", lo era anche prima di pubblicare libri e di diventarlo per riconoscimento sociale. Non sarebbe stato capace di scrivere una sola riga senza che le sue parole gli assomigliassero e gli appartenessero, e questa mi pare, tutto sommato, la definizione più azzeccata di "scrittore". Dalla prefazione di Michele Serra
150,00

Trilogia della rabbia: Il lavoro culturale-L'integrazione-La vita agra

Luciano Bianciardi

Libro: Copertina morbida

editore: Feltrinelli

anno edizione: 2022

pagine: 432

La guerra è finita da poco e tutte le possibilità sembrano aperte per un ragazzo di provincia brillante e desideroso di dedicarsi al Lavoro culturale: il suo apprendistato è un vagabondaggio scapigliato fra cineclub e circoli culturali scalcagnati, dove si sviscerano problemi, si pongono istanze, si progettano saggi imprescindibili. Si creano, insomma, le basi per un futuro migliore. Ma per realizzarlo, quel futuro, tocca andare a costruirlo là dove tutto succede, dove le cose si fanno. Ecco quindi, nell'Integrazione, il provinciale giungere a Milano insieme al fratello. È il momento dell'incontro con la cultura che si fa industria, e con la sua tutt'altro che splendida realtà: riunioni, discussioni, nevrosi, "un lavorìo continuo, intorcinato, che sembra tornare sempre al punto di partenza", rappresentazione plastica, spiega Francesco Piccolo, "della vita (sprecata) degli intellettuali". E allora dell'entusiasmo iniziale non restano che frustrazione e risentimento, una delusione rabbiosa che si vorrebbe manifestare con un gesto distruttivo ed eclatante: un atto di ribellione vera, come quello progettato dall'io narrante della Vita agra, estremo tentativo di non rinunciare alla purezza dei propri ideali. Prefazione di Francesco Piccolo.
16,00

Non leggete i libri, fateveli raccontare. Sei lezioni per diventare un intellettuale dedicate in particolare ai giovani privi di talento

Luciano Bianciardi

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2022

pagine: 112

«Sembra ormai chiaro che a questo mondo tutto si può imparare: l'allevamento del pollame e l'arte del governo, la scienza delle finanze e il gioco della canasta, l'astronomia e l'interpretazione dei sogni, a scopi psicoanalitici ma anche per vincere al lotto. Infatti esistono grammatiche e manuali che spiegano per filo e per segno come si fa. Fra i tanti, non uno dedicato ai giovani che intendano vivere, e addirittura prosperare, in quel campo di attività umane, non essenziali peraltro alla vita dell'uomo, che vanno sotto il nome complessivo e vago di "cultura"». Nel 1966 Luciano Bianciardi si era già trasferito a Milano, era stato assunto e licenziato da Feltrinelli, aveva scritto la tetralogia del dissenso, rifiutato una collaborazione fissa con il Corriere della Sera, quando pubblicò su ABC, il settimanale in bianco e nero sostenitore delle grandi battaglie civili dell'epoca, sei lezioni a puntate, pensate per i giovani - ma non tutti i giovani, solo quelli particolarmente privi di talento. Norme chiare, precise, efficaci, a uso di coloro che avessero deciso di diventare intellettuali. Si va dai consigli su come vestirsi, dove andare in vacanza o con chi accasarsi, alle frasi-cerotto - che sembrano dire, ma non dicono assolutamente niente - «per salvare i giovani mediocri (ma anche agli altri, i cervelloni, i geniali e i genialoidi) da un'esistenza mediocre, avviarli alla scalata dell'Elicona». Non leggete i libri, fateveli raccontare è un piccolo, provocatorio e irriverente capolavoro: a cinquant'anni di distanza, in un'epoca in cui la superficialità sembra ormai l'unica via sicura per il successo, riscoprire Bianciardi è un modo per ridere con intelligenza di quello che in fondo siamo sempre stati, ben prima dei social network.
13,50

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