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Neri Pozza

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Erich Maria Remarque

Libro

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 196

Kantorek è il professore di Bäumer, Kropp, Müller e Leer, diciottenni tedeschi quando la voce dei cannoni della Grande Guerra tuona già da un capo all'altro dell'Europa. Ometto severo, vestito di grigio, con un muso da topo, dovrebbe essere una guida all'età virile, al mondo del lavoro, alla cultura e al progresso. Nelle ore di ginnastica, invece, fulmina i ragazzi con lo sguardo e tiene così tanti discorsi sulla patria in pericolo e sulla grandezza del servire lo Stato che l'intera classe, sotto la sua guida, si reca compatta al comando di presidio ad arruolarsi come volontari. Una volta al fronte, gli allievi di Kantorek - da Albert Kropp, il più intelligente della scuola a Paul Bäumer, il poeta che vorrebbe scrivere drammi - non tardano a capire di non essere affatto «la gioventù di ferro» chiamata a difendere la Germania in pericolo. La scoperta che il terrore della morte è più forte della grandezza del servire lo Stato li sorprende il giorno in cui, durante un assalto, Josef Behm - un ragazzotto grasso e tranquillo della scuola, arruolatosi per non rendersi ridicolo - viene colpito agli occhi e, impazzito dal dolore, vaga tra le trincee prima di essere abbattuto a fucilate. Nel breve volgere di qualche mese, i ragazzi di Kantorek si sentiranno «gente vecchia», spettri, privati non soltanto della gioventù ma di ogni radice, sogno, speranza.
20,00

Il processo Mitford. I delitti Mitford

Jessica Fellowes

Libro

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 320

Inghilterra, 1932. Una fede d'oro brilla alla mano sinistra di Louisa Cannon, il segno tangibile che la dama di compagnia di casa Mitford, è finalmente convolata a nozze con Guy Sullivan, sergente del Dipartimento d'investigazione criminale di Londra. Louisa non sta nella pelle, dopo anni al servizio dei Mitford, può finalmente congedarsi dall'illustre famiglia e, visto che Guy le ha pagato un corso di stenografia, trovare magari lavoro negli uffici del Tribunale. Così, quando Nancy, l'audace e socievole primogenital dei Mitford, le propone di accompagnare in una crociera di tre settimane Lady Redesdale, Diana, Unity e Decca, Louisa non esita a declinare con fermezza l'invito. Lo scopo di Nancy è chiaro: allontanare Diana dal suo amante, Sir Oswald Mosley, il fondatore dell'Unione britannica dei fascisti, l'impenitente donnaiolo che la scrittrice di casa Mitford ha battezzato Sir Orco. Tuttavia, quando uno sconosciuto col mento lungo e la carnagione giallastra si presenta al cospetto di Louisa e, a nome del governo britannico, le rivolge lo stesso invito, la ex dama di compagnia di casa Mitford non può fare altro che ascoltare e assentire. Il governo ha bisogno che lei parta per la crociera e sorvegli Diana Guinness e sua sorella minore, la signorina Unity Mitford, entrambe iscritte all'Unione britannica dei fascisti, annotando ogni loro incontro, ogni movimento insolito. Ne va della salvezza della Gran Bretagna. A bordo della Princess Alice, una delle navi più recenti della Empire Line, Louisa cerca di tenere fede al suo impegno per la salvezza del paese. Tra partite di bridge e passeggiate sul ponte osserva con cura ogni minimo gesto delle due sorelle. Il viaggio prende tuttavia una piega amara e inaspettata quando un passeggero, Joseph Fowler, viene trovato brutalmente assassinato nella sua cabina. Tornati a Londra, il caso è affidato all'avvocato Tom Mitford e Louisa, suo malgrado, si ritroverà coinvolta nell'indagine... Quarto capitolo della fortunata serie dei Delitti Mitford, Il processo Mitford vede nuovamente protagoniste le leggendarie sorelle Mitford nell'Inghilterra degli anni Trenta, anni di furori ideologici, tradimenti, passioni proibite e giochi pericolosi.
18,00

Thérèse e Isabelle

Violette Leduc

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 128

Nella primavera del 1954 Simone de Beauvoir presenta alle edizioni Gallimard un romanzo che, con i suoi tormentati ménages à trois, ha molte affinità con L'Invitée, la sua opera d'esordio. Ravages è il titolo del libro, scritto da Violette Leduc, un'autrice nota allora soltanto a una ristretta schiera di ammiratori. De Beauvoir non manca di accompagnare il manoscritto con un giudizio molto lusinghiero. Violette Leduc è una sua protégée, di cui apprezza da tempo il talento. Il comitato di lettura della Gallimard, in cui figurano scrittori quali Raymond Queneau e Jacques Lemarchand, approva la pubblicazione dell'opera a una sola condizione: emendare le prime centocinquanta pagine, giudicate «di un'oscenità incredibile».Ravages esce così nel 1955 pesantemente purgato della prima parte dell'opera che racconta la storia d'amore, «sconvolgente per il cuore e per il corpo», tra Thérèse e Isabelle, dove la protagonista diciassettenne è la stessa Violette (all'anagrafe Thérèse, Andrée, Violette), e Isabelle è una compagna del collegio di Douai con la quale la scrittrice aveva vissuto la sua prima esperienza sentimentale. Da quel momento in poi quelle prime centocinquanta pagine hanno una complicata storia editoriale. Nel 1966, dopo il grande successo di un'altra opera della Leduc, La Bâtarde, Gallimard le pubblica come racconto a sé stante, ma ancora mutilo e rimaneggiato dalla stessa Leduc. Soltanto nel 2000 Thérèse e Isabelle appare in edizione integrale presso la casa editrice francese e, nel 2002, in traduzione italiana. Riproposto ora, a distanza di anni, la recezione dell'opera può andare al di là dello scandalo suscitato dalle scene erotiche, descritte nei più impensabili dettagli, che coinvolgono le due giovani protagoniste. La lettura può finalmente soffermarsi sulla sorprendente scrittura della Leduc, su quella lingua, come scrive Sandra Petrignani nell'introduzione alla presente edizione, «opulenta eppure asciutta perché sempre esatta, luminosa e poetica, minuziosa e sensuale, violenta e dolcissima, cruda e ossessiva, che non somiglia a nient'altro e si alimenta quasi esclusivamente di vita vissuta». L'opera della Leduc è accompagnata, in questa edizione, dalla postfazione all'edizione italiana del 2002 di Carlo Jansiti, cui si deve in larga parte la riscoperta e la rinnovata fortuna di Violette Leduc sulla scena letteraria internazionale.
16,00

L'immemorabile. Il soggetto e i suoi doppi

Andrea Cavalletti

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 192

A Vienna, nel 1825, un adolescente debole e svogliato fa molto parlare di sé. In pieno giorno piomba in un sonno profondo e muta personalità. Dormendo legge, scrive, gioca a carte, sfida divertito i medici, compie a occhi chiusi gli esercizi più sorprendenti. Un nuovo soggetto è apparso, o un secondo «io» ha ormai soppiantato il primo. Cavalletti registra puntigliosamente le apparizioni inquietanti di questo secondo «io» nella psicologia e nella letteratura degli ultimi due secoli. In uno scenario dominato da amnesie e sonnambulismo, allucinazioni e sogni a occhi aperti, il soggetto borghese, la cui identità sembrava così salda, si rivela abitato da maschere che sfuggono a ogni padronanza, in preda a uno sdoppiamento che non può in alcun modo essere ricomposto. Nei casi che Henri Bergson studierà con attenzione, nelle visioni ottenute da Théophile Gautier con l'aiuto dell'hascisc, fissate da Poe nelle proiezioni dell'incubo o rovesciate da Döblin in comiche parodie, le personalità si moltiplicano e si combattono, e persino la vita e la morte si scambiano le parti. E, alla fine, l'identità del soggetto occidentale si rivela essere una figura umbratile e costitutivamente doppia, che vive soltanto nei suoi mancamenti e nelle sue dimenticanze, nelle sue perdite e nelle sue distrazioni. Immemorabile e, precisamente per questo, indimenticabile. «Non siamo fatti di pensiero, né di carne e di sangue... siamo fatti di passato, e il passato non ci appartiene, e quel che non ci appartiene è indimenticabile».
18,00

Nulla è nero

Claire Berest

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 224

Tutto è allegria, tutto è politica. Tutto abbatte i pudori e i tabù alle serate mondane di Tina Modotti. Frida l'ha conosciuta quando, liberatasi del busto ortopedico in cui, dopo l'Incidente, era racchiusa come una crisalide, ha cominciato a bazzicare la sede del PCM, il partito comunista messicano. Con il suo naso italiano, il suo petto scultoreo, il ritmo ciarliero del suo eloquio staccato, Tina ha aperto subito una breccia nel suo cuore. A una serata particolarmente festosa della fotografa italiana, dove si beve, si sbraita, si canta, e si ride più del solito, Frida vede per la prima volta Diego Rivera, el gran pintor del Messico, l'artista che, con Orozco e Siqueiros, ha portato la pittura fuori dai salotti borghesi, ha ritrovato la vocazione del colore e della smisuratezza, ha dipinto meravigliosi affreschi in cui uomini e donne si ergono, fieri, a tre metri di altezza. È un pachiderma o, meglio, una piovra dai tentacoli ammalianti, un uomo elefantesco dall'agilità contro natura, un ammasso di carne rosea che suscita, tuttavia, un sapore immediato e irresistibile di proibito. È, soprattutto, una figura irresistibile per Frida, che non esita, nei giorni successivi, a presentarsi al suo cospetto da sola, senza soggezione. Lei, la meticcia di Coyoacán che ha vent'anni di meno, la colonna spezzata, le gambe arrugginite, al cospetto del grande pittore. La passione esplode immediata. Frida non ha timore a concedersi a quell'uomo, un gigantesco totem che ha dieci vite di vantaggio su di lei. Gli racconta della sua esistenza, del tragico Incidente dello schianto dell'autobus e del suo corpo. Gli mostra le sue opere. Diego comprende subito che una forza inusitata anima quella piccola meticcia di Coyoacán, un'ostinazione a vivere e ad amare al di là di ogni capriccio del destino. "Nulla è nero" è un romanzo che narra la storia d'amore tra due figure iconiche del Novecento. È dunque il racconto di una tumultuosa, turbolenta passione e, insieme, di un secolo di furori, speranze, ideali e disillusioni. Un secolo in cui l'intensità della vita valeva più della vita stessa.
18,00

Grandi artiste al lavoro. Stranezze, manie e rituali quotidiani

Mason Currey

Libro

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 384

Come sono riuscite, le grandi artiste, a coniugare gli aspetti quotidiani della vita con la creatività? Scrivevano, dipingevano, componevano ogni giorno? E, se sì, quanto? A che ora cominciavano? E, soprattutto, come ci riuscivano, dovendo anche guadagnarsi da vivere e prendersi cura delle persone presenti nella loro vita? A differenza degli uomini, la cui routine quotidiana sembra curiosamente irreale, con gli ostacoli mitigati da mogli devote e da privilegi accumulati nei secoli, le donne alle prese con il processo creativo hanno dovuto fare i conti da sempre con umilianti frustrazioni e compromessi. Molte delle artiste presenti in questo libro sono cresciute in società che ignoravano o respingevano il lavoro creativo delle donne, e molte avevano genitori o coniugi che si opponevano strenuamente ai loro tentativi di far valere l'espressione artistica rispetto ai tradizionali ruoli di moglie, madre e padrona di casa. Parecchie di loro avevano dei figli e dovettero compiere scelte strazianti nel conciliare le proprie ambizioni con le necessità di chi dipendeva da loro. Tutte furono poi costrette ad affrontare atteggiamenti sessisti da parte del pubblico e di chi apriva le porte del successo: editori, curatori, critici, mecenati. Da Octavia Butler, che si alzava fra le tre e le quattro del mattino, «perché è l'orario in cui scrivere mi viene meglio», a Coco Chanel, che passava ore a sistemare e appuntare le stoffe addosso alle sue modelle, fumando come una ciminiera; da Frida Kahlo, che aveva una grande difficoltà a vivere in maniera regolare e a rispettare le tabelle di marcia, a Louisa May Alcott, che scriveva in preda ad attacchi di energia creativa e di ossessività, saltava i pasti e dormiva poco, Grandi artiste al lavoro svela manie, superstizioni, paure, abitudini di cinquantatrè grandi donne che hanno fatto la storia della letteratura, dell'arte, della musica e del cinema.
19,00

Guerra in camicia nera

Giuseppe Berto

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 208

«A me piace molto. È sotto forma di diario e succede in Africa. Si capisce bene cos'è statala guerra in Africa, cos'è una guerra persa, si capisce perfino cos'era il fascismo». Così Natalia Ginzburg, in una lettera a Italo Calvino del 1954, sollecitò la pubblicazione di "Guerra in camicia nera" presso la casa editrice Einaudi, per conto della quale lavorava. Un giudizio che coglieva perfettamente l'intento dell'opera di Berto: narrare della «guerra persa», della guerra in camicia nera, per non rimuovere dalla memoria collettiva il destino di una generazione condotta alla disfatta dalla tirannia. Il romanzo fu pubblicato nel 1955 non da Einaudi, ma da Garzanti, e il giudizio della Ginzburg, nella società letteraria del tempo, fu largamente minoritario. Come nota Domenico Scarpa nell'introduzione a questa edizione del romanzo, era prevedibile che le cose andassero così, «qualsiasi cosa raccontasse, qualsiasi argomentazione sviluppasse» il libro del futuro autore del "Male oscuro". Berto ritorna sugli eventi del 1942-43 nella forma propria dell'invenzione romanzesca, tuttavia i fatti da lui narrati erano stati da lui realmente vissuti. Nel 1942 raggiunse Misurata come combattente volontario del VI Battaglione Camicie Nere Africa Settentrionale. Dopo El Alamein e la rovinosa battaglia di El Hamma in Tunisia, si unì al X Battaglione Camicie Nere «m», col quale passò gli ultimi giorni della guerra in Africa, fino alla cattura avvenuta il 13 maggio 1943. Che questa tragica vicenda di combattente in camicia nera non fosse sepolta nell'armadio della storia, ma riaffiorasse in un'opera narrativa, poteva apparire, nel 1955, inopportuno a un paese desideroso di lasciarsi definitivamente alle spalle il passato. La società letteraria del tempo, a eccezione della Ginzburg, di Calvino e di pochi altri, non si avvide tuttavia che, ritornando sulla sua storia di soldato in camicia nera, Berto, con le armi dell'ironia e dell'umorismo - «l'unica via che io potessi seguire per liberarmi dalla retorica» dichiarò in un'intervista a Vigorelli del 1964 -, avanzava una feroce, dissacrante denuncia della «faziosità, illiberalità, violenza» del fascismo. Come scrive Domenico Scarpa nell'introduzione, non vi sono infatti pagine migliori di Guerra in camicia nera in cui ci sia dato assistere, quasi in presa diretta, alla vita quotidiana del fascismo e dei suoi uomini, a quel «clima di formalismi superficiali e di complicità incistate, di furberie piccine in mezzo a cose troppo grandi, di ottusità corporativa e di ordini e contrordini che arrivano a pioggia e che sono ugualmente insensati, ma soprattutto di ladruncoleria e di burocratismo sudaticcio, stazzonato, imbrillantinato, cialtrone».
17,00

Il diavolo e l'acqua scura

Stuart Turton

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 528

Batavia, Indie orientali olandesi, 1634. La Saardam, col suo carico di pepe, spezie, sete e trecento anime tra passeggeri e membri dell'equipaggio, è pronta a salpare alla volta di Amsterdam. Una traversata non priva di insidie, tra malattie, tempeste e pirati in agguato in oceani ancora largamente inesplorati. Le vele ripiegate, il galeone accoglie nel suo ventre il corteo dei passeggeri aperto da Jan Haan, il governatore generale di Batavia. In sella a uno stallone bianco, seguito da un'accozzaglia di cortigiani e adulatori e da quattro moschettieri che reggono una pesante cassa dal contenuto misterioso, Haan procede impettito. Ad Amsterdam riceverà l'ambito premio per i suoi servigi: sarà uno degli enigmatici Diciassette del consiglio direttivo della Compagnia. Poco dietro avanza il palanchino che ospita Sara Wessel, sua moglie, una nobildonna dai capelli rossi decorati di gemme preziose e un segreto ben custodito nel cuore, e Lia, sua figlia, una ragazzina insolitamente pallida. Seguono dignitari e passeggeri di riguardo, ciambellani, capitani della guardia e viscontesse e, alla fine, a chiudere il corteo, un uomo coi ricci scuri appiccicati alla fronte e un altro con la testa rasata e il naso schiacciato. Sono Samuel Pipps, celebre detective appena trasferito al porto dalle segrete del forte, dov'era recluso con l'accusa di aver commesso un crimine meritevole di processo in patria, e il tenente Arent Hayes, sua fedele guardia del corpo. Le operazioni di imbarco proseguirebbero secondo un consolidato copione se un oscuro evento non funestasse la partenza. In piedi su una pila di casse, un lebbroso vestito di stracci grigi, prima di prendere stranamente fuoco, annuncia che «il signore dell'oscurità» ha decretato che ogni essere vivente a bordo della Saardam sarà colpito da inesorabile rovina e che la nave non arriverà mai alla sua meta. Non è il solo segno funesto. Non appena il galeone prende il largo, sulle vele compare uno strano simbolo: un occhio con una coda.
19,00

Il secolo dei dittatori

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 464

A Se la dittatura è antica come la storia, il fenomeno prende una svolta importante alla fine della Prima guerra mondiale con l'avvento dei totalitarismi sovietici e fascisti, prima che la crisi del 1929 favorisca il trionfo del nazismo. Per quattro generazioni, in tutti i continenti, i regimi totalitari imperverseranno, presiedendo le guerre e gli stermini di un barbaro secolo che ha fatto progressi contro l'umanità. Il Novecento è popolato da leader spietati e crudeli. Le loro storie e le personalità sono diverse, spesso opposte, ma condividono la stessa sete di potere basata sulla banalizzazione del terrore, la stessa sfiducia nei confronti dei loro simili e il più profondo disprezzo per la vita umana e, più in generale, per qualsiasi forma di libertà. Questo libro raccoglie i ritratti di questi dittatori: siano essi famosi, sconosciuti o dimenticati; ventidue ritratti su larga scala.
23,00

Vento dell'ovest

Samantha Harvey

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

Somerset, XV secolo. Oakham è un piccolo villaggio diviso a metà da un fiume senza ponti. Una mattina, alle prime luci dell'alba, John Reve, il parroco, viene svegliato da Herry Carter, un giovane noto a tutti in paese. Con voce concitata Carter gli dice che c'è un annegato nel fiume, giù a West Fields. Il corpo si è impigliato in un tronco e ci sbatte contro come uno straccio. Reve afferra l'ampolla del vino consacrato e quella dell'olio santo, e si precipita al fiume per impartire l'estrema unzione all'annegato. Una corsa a perdifiato alle calcagna di un giovanotto basso di statura ma di buone gambe, e il parroco è a West Fields. Del corpo, però, non c'è più alcuna traccia, tutto ciò che rimane è un pezzo di stoffa, una bella camicia olandese di buon lino, verde come i campi in primavera. Un indumento prezioso che può appartenere soltanto a una persona a Oakham, al benestante del paese che risponde al nome di Thomas Newman. Newman, del resto, è scomparso da due giorni, dalla mattina in cui il corpulento Robert Tunley, di ritorno forse da una delle sue numerose conquiste femminili, ha visto qualcuno rotolare nel fiume e svanire tra i flutti. È chiaro che l'uomo, che ha appena donato una cospicua somma per la costruzione di un ponte, non può essere annegato, né per accidente né per mano di qualcuno, senza che si indaghi attentamente sulla sua sorte. Il solo sospetto che possa essere stato ucciso spinge il vicario episcopale a recarsi a Oakham e da inizio a una convulsa serie di false ammissioni, intrighi e sospetti che John Reve ha l'ingrato compito di raccogliere nel segreto della confessione. Thomas Newman è stato ucciso davvero? E chi può essere l'assassino? Il violento Oliver Townshend, signore del villaggio? O l'esangue Sarah Spenser che va dicendo di essere lei la colpevole? Oppure ancora Tunley, il seduttore abile nell'uso del veleno? Del resto, a Oakham, tutti hanno i loro segreti...
18,00

Questa vita. Finitezza, socialismo e libertà

Martin Hagglund

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 464

Fede e libertà ovvero, secondo le nozioni ricevute, religione e capitalismo. Il libro di Martin Hägglund muove dalla demolizione di queste due nozioni per costruire l'avventura di pensiero contenuta in questo libro. La fede in una vita eterna, che caratterizza ogni posizione religiosa, non soltanto non ha, per Hägglund, alcun senso, ma rende incomprensibile l'attività umana in quanto tale. Una vita eterna presuppone, infatti, un'esistenza che non si ferma mai, che non finisce mai. Ma un'esistenza così fatta non ha bisogno di essere sostenuta, non necessita, cioè, di alcuna attività. L'esistenza ha senso soltanto in quanto è un'esistenza esposta al pericolo di finire ed è, perciò, qualcosa di cui occorre prendersi cura perché sia, perché continui ad essere. Anche l'autodeterminazione assoluta, la religione della libertà del capitalismo, non ha alcun senso. Occorre prendersi cura della propria esistenza perché è un'esistenza delimitata in tutti i sensi, delimitata dalla sua finitezza e dal rapporto con gli altri, innanzi tutto dal passato da cui scaturisce. La libertà è, insomma, qualcosa che è sempre in questione, qualcosa che si misura sempre con la finitezza e il carattere sociale della nostra esistenza. Bisogna perciò opporre alla fede religiosa la fede secolare nella prassi umana e alla libertà del capitalismo la libertà del socialismo democratico, in cui il compito di che farne del nostro tempo è inseparabile dal rapporto col mondo e con gli altri. Passando da Heidegger a Marx, da Dante a Proust, da Keynes a Hayek, "Questa vita" avanza una reinterpretazione del marxismo e della prospettiva del socialismo democratico.
22,00

Così ricostruimmo l'Italia. 1945-1959

Alfio Caruso

Libro: Copertina morbida

editore: Neri Pozza

anno edizione: 2020

pagine: 416

La situazione dell'Italia nel 1945 non era migliore di quella degli altri stati europei. I mezzi di trasporto, le industrie, le abitazioni avevano subito gravi danni e le condizioni di vita della popolazione erano difficili: miseria, fame, disoccupazione erano realtà quotidiane. Inoltre, l'economia si riprendeva con grande lentezza. L'Italia era divisa in due. Nella parte settentrionale e centrale, vi erano vivissime aspettative e una forte volontà di cambiamento. Non si voleva tornare all'Italia liberale precedente al fascismo; si voleva costruire una democrazia più aperta alle nuove esigenze delle masse popolari. Era il cosiddetto Vento del Nord. Al Sud, al contrario, la società era rimasta ferma, immobile: le classi dirigenti tradizionali, appoggiate dagli alleati, avevano mantenuto il loro predominio politico e sociale. La ricostruzione riguardò soprattutto l'industria e permise un benessere inimmaginabile solo pochi anni prima, testimoniato dalla diffusione di beni di consumo di massa, quali automobili, elettrodomestici e dalla nascita dell'industria del tempo libero. Questo boom però non interessò tutta l'Italia nello stesso modo, anzi, si inasprì lo storico divario tra Nord e Sud e questo portò un enorme spostamento di popolazione, una migrazione interna dalle campagne meridionali alle città industrializzate del Nord che cambiò profondamente la demografia del Paese.
18,00

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