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Il Ponte Vecchio

Cesena criminale

Paolo Turroni

Libro: Copertina rigida

editore: Il Ponte Vecchio

anno edizione: 2021

pagine: 160

Un altro viaggio nella storia di Cesena: se il percorso che ci proponeva Paolo Turroni nel primo volume di Cesena criminale era dedicato alla storia antica della città sulle sponde del Savio, questa volta le vicende narrate sono quelle della modernità, perfino della cronaca. Anche in questo testo l?attenzione è rivolta alle pagine più oscure della storia cesenate. Crimini, delitti, violenze di ogni tipo aspettano il lettore: dagli anni della Grande guerra alla presa di potere del fascismo, dalle violenze legate al passaggio del Fronte alla modernità contemporanea. Sarà l'occasione per riscoprire storie già note e per conoscere per la prima volta nei dettagli vicende avvolte in un fitto mistero. Anche questa volta le tragedie saranno mescolate alle commedie, perché anche nei momenti più neri può nascere un sorriso; di sicuro in questo ultimo periodo, dall'inizio del XX secolo all'esordio del secolo XXI, sono tanti i delitti, le violenze, gli atti di crudeltà, che ci possono fare esclamare, come Stephen Dedalus nell'immortale capolavoro di James Joyce, Ulisse (di cui il mondo festeggerà il centenario nel 2022): «La storia è un incubo da cui cerco di svegliarmi». Sogno o realtà, potrete leggere tante vicende in questo libro, che si raccomanda sia agli amatori della storia locale, sia a chi vuole leggere delle storie interessanti, narrate quasi fossero un romanzo.
13,00

Lenin e Oriani. Il «corpo sacro» del leader nelle religioni politiche del Novecento

Dino Mengozzi

Libro: Copertina rigida

editore: Il Ponte Vecchio

anno edizione: 2021

pagine: 192

Due delle maggiori religioni politiche del Novecento, il fascismo italiano e il comunismo sovietico, si fondano su corpi defunti, eletti a sacre reliquie. Nello stesso anno 1924, infatti, Mussolini poneva le spoglie di Alfredo Oriani (morto nel 1909) in un sarcofago di pietra, creando un luogo cerimoniale al Cardello (dov'era nato) e la figura del "precursore" del fascismo; Stalin invece patrocinava l'immortalizzazione di Lenin, appena deceduto, ponendolo in un mausoleo sulla Piazza rossa a Mosca. Il culto del capo era impersonato da due vivi: la retorica intorno a Oriani parava il culto di Mussolini; l'imbalsamazione di Lenin quella del culto della personalità di Stalin. I totalitarismi ponevano così la loro legittimazione non sulle elezioni ma sulla pubblica condivisione dei corpi sacri dei "fondatori". Ne discendeva l'indiscutibilità delle ideologie ridotte a catechismi, un modello di leadership di tipo mistico, il primato dei dirigenti sui militanti. Un "lutto" prolungato impregnava sotterraneamente due morali sociali antindividualistiche, al fine di impedire che la formazione dell'io, propria della modernità, potesse scivolare verso l'individualismo e il corpo "edonista" dell'Occidente liberale. Questo libro ripercorre, attraverso l'attenzione alla sacralizzazione della politica, il ruolo del corpo del capo nella formazione del consenso.
16,00

Fantasmi e luoghi «stregati» di Romagna. Tra mito, leggenda e cronaca

Eraldo Baldini

Libro: Copertina rigida

editore: Il Ponte Vecchio

anno edizione: 2021

pagine: 216

Questa seconda edizione conta ben 64 pagine in più della precedente, dense di nuove storie e notizie su un tema dei più affascinanti. Ma nel terzo millennio ha ancora senso parlare e scrivere di fantasmi? Certamente sì, perché gli enigmi su cosa ci sia dopo la morte, sull'esistenza di un mondo sfuggente e sul mistero di esistenze immateriali non hanno di certo, con la modernità, smesso di interessare l'uomo. Anzi, a giudicare dal numero di articoli, saggi, fiction e trasmissioni televisive che riguardano l'argomento si può dire che nel nostro mondo tecnologico e «razionale» questo resti attuale e si arricchisca continuamente di nuove storie e suggestioni, oltre che di nuovi strumenti tesi a indagare e a cercare risposte. Anche la Romagna ha ovviamente le sue storie di spettri e apparizioni, la sua geografia di luoghi «stregati» e «infestati», la sua galleria di personaggi noti o sconosciuti che dall'aldilà tornerebbero a manifestarsi e a inquietare i vivi. Eraldo Baldini in questo libro raccoglie e analizza testimonianze, leggende, dicerie, i frutti - vecchi o recenti - dell'immaginario o di livelli inusuali di esperienza. Un viaggio che spazia tra storia e leggenda, tra folklore e cronaca, tra antichità e attualità, tra mito millenario e fantasia recente, e che riguarda ogni angolo della Romagna: dalle città maggiori ai paesi più piccoli, dai ruderi dei castelli ai moderni edifici, dai boschi collinari alle campagne della pianura, dalla costa alle cime appenniniche. Una lunga, sorprendente e imperdibile carrellata sul «lato oscuro» di una terra che non è, dunque, sempre e solo «solatia».
16,00
20,00

Addio Ceausescu. Tre giovani romagnoli alla scoperta e all'avventura oltre la Cortina di Ferro

Maurizio Paganelli, Andrea Riceputi

Libro: Copertina rigida

editore: Il Ponte Vecchio

anno edizione: 2021

pagine: 136

Da questo libro è tratto il film "Est-Dittatura last minute" che Oliver Stone ha definito "Bello, semplice, avvincente". Il viaggio in Romania è il racconto del conoscere strade, villaggi, città, monumenti, ma anche e forse soprattutto è avventura, vissuta con un senso di libertà e assai spesso con il gusto incoercibile del vietato e del proibito, ed è nello stesso tempo incontro con la miseria e l'arretratezza di un paese del cosiddetto socialismo reale: un orizzonte inatteso ed ignoto con il dramma di genti cui regimi totalitari rubano la bellezza, oscurano il desiderio, ammutoliscono la speranza. L'interesse suscitato da questa memoria di giovani all'avventura oltre la Cortina di Ferro consiste nel fatto che il loro viaggio si compie negli stessi giorni in cui un altro tempo giunge alla sua drammatica conclusione, e cioè nei giorni in cui la Romania si solleva contro il dittatore, meglio il Conducator, che ha tenuto il suo Paese nella miseria e nell'inganno per lungo numero d'anni. La fine di Ceausescu è la clausola di questo libro e forse è in grado di suscitare nel lettore una riflessione estrema, tra pena e catarsi: indica che - quando una lunga ininterrotta oppressione di popoli interi non può trovare giustizia - può capitare alla violenza di vestirsi di una qualche luce di giustizia [rc].
13,00

La Romagna delle pievi

Paola Novara

Libro

editore: Il Ponte Vecchio

anno edizione: 2021

pagine: 336

L'esteso territorio rurale che circonda le città della Romagna è spesso costellato di piccole chiesette, molte delle quali denunciano, anche all'osservatore più sprovveduto, una esistenza in vita di molti secoli. Quando poi vi entriamo, a volte vi scopriamo dei veri e propri scrigni di arte e cultura: vecchi marmi lavorati, mosaici, lacerti di pitture, colonne e capitelli che trovano il pari solo nelle chiese dell'età d'oro ravennate. Questo patrimonio disperso nelle campagne e nelle colline del vecchio Esarcato e della vecchia Pentapoli, non è sconosciuto agli studi, anzi possiamo dire che è uno dei temi maggiormente affrontati da storici dell'arte e archeologi, a partire dagli anni in cui fu Soprintendente a Ravenna Giuseppe Gerola, il quale avviò una campagna di restauro in molte di quelle piccole fabbriche dimenticate. La possibilità di indagare a fondo la struttura degli edifici, che spesso si scoprivano essere costruzioni molto distanti nel tempo, innescò anche per la Romagna un filone di studi che ha visto discutere storici dell'arte di altissimo livello e l'azione di archeologi che hanno tentato di dare risposte ai numerosi interrogativi ancora aperti. Di molte pievi romagnole non conosciamo, ad esempio, la cronologia di costruzione. Inoltre, come si pongono le nostre chiese rurali nel contesto dello sviluppo dell'architettura altomedievale? Quest'opera non vuole certo trovare risposte a questi quesiti, ma vuole offrire, tenendo insieme l'intera Romagna, un percorso a chi volesse ripercorrere le indagini sulle tracce degli studiosi e degli archeologi del passato e una sintesi di quanto scritto fino ad oggi.
16,90

I Ghibellini del Montefeltro e della terra di Romagna. Battaglie e gloria fra tante pellegrine spade

Carlo Dal Monte

Libro: Copertina rigida

editore: Il Ponte Vecchio

anno edizione: 2021

pagine: 696

Il viaggiatore che nel secolo dei Lumi raggiunse Urbino e passeggiò per le vie della città, abbracciato dal caldo riflesso del sole, dovette ammirare con innegabile emozione il rosso dorato delle storiche facciate e, forse, cercò d'immaginare come poteva essere la vita quotidiana degli urbinati nei tempi memorabili della loro grandezza. Dal vasto prato antistante la trecentesca Fortezza Albornoz, il suo sguardo dovette spaziare sulla complessa e maestosa città e rimanere abbagliato, quasi disorientato, dalla visione del superbo Palazzo Ducale, germinato dal Rinascimento leggiadro e magnifico che caratterizzò il governo di Federico da Montefeltro. Varcata la soglia dell'austero portale d'ingresso non poté non alzare lo sguardo sull'enorme volta del soffitto sorretto da colonne che parevano perdersi nell'infinito, e lungo la scalinata d'onore osservare intarsi, fregi, insegne araldiche e il busto marmoreo del duca Federico, mentre attente guardie seguivano i suoi passi e leggevano nei suoi occhi l'emozione di coloro che, per la prima volta, erano entrati in quel mondo fiabesco. Probabilmente già doveva sapere che gli artefici dell'ineguagliabile capolavoro erano stati i famosi artisti e architetti, Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini, il primo, un dalmata che aveva infuso grazia e bellezza alle forme architettoniche del Palazzo, il secondo, un senese poliedrico assunto dal duca per terminarlo e dotarlo dei migliori confort dell'epoca. Il viaggiatore cercò d'imprimere nella mente e nel cuore le immagini di un mondo in cui aleggiava ancora il respiro del grande Federico, un'esperienza irripetibile che avrebbe certamente affidato al diario del suo gran tour italiano. Il sole doveva essere vicino al tramonto quando, in sella al suo cavallo, riprese il viaggio. Per certo doveva portare nel cuore l'incanto della città, lo stesso che, mutato quel che cè da mutare, proveranno i lettori di questa storia straordinaria dei Montefeltro, rievocata con intensa passione da Carlo Dal Monte.
25,00

La spada, la croce e il giglio. L'Appennino romagnolo nel Medioevo e in Età moderna

Libro: Copertina rigida

editore: Il Ponte Vecchio

anno edizione: 2021

pagine: 224

Testi di: Maria Sofia Celli, Luca Onofri, Ettore Povia, Francesca Ture. Terra di confine, di spiritualità e di conquista, l'Appennino romagnolo ha vissuto nel Medioevo e nell'Età Moderna secoli cruciali, che ne hanno segnato la cultura ed il paesaggio. Le foreste selvagge e le impervie vallate furono la meta prediletta di asceti ed eremiti, che iniziarono a popolare queste montagne, innescando un processo di antropizzazione, il cui esito fu la nascita di grandi abbazie, sovraintese da potenti abati. I passi e le strade, percorsi da mercanti, pellegrini ed eserciti, divennero l'oggetto delle mire e delle attenzioni dei signori feudali, che resero l'area appenninica una scacchiera punteggiata di torri e castelli. Le stesse vie di comunicazione, che costituivano una testa di ponte verso le fertili e strategiche pianure romagnole, attrassero l'attenzione di Firenze, città potente, bramosa di commercio ed affamata di cereali, la quale ben presto valicò lo spartiacque imponendo il suo dominio sulle montagne romagnole. Tali sono state le dinamiche che hanno segnato questa terra e che hanno scandito la vita dei popoli delle sue vallate, dove ancora si possono scorgere i ruderi di antiche case coloniche, segni tangibili di una quotidianità rimasta immutata nel tempo, sino a pochi decenni fa. Monaci, signori feudali e conquistatori toscani sono i principali protagonisti di questo libro, che vuole essere non solo una raccolta di informazioni storiche sul l'Appennino romagnolo nel suo complesso, ma anche una guida per conoscere e scoprire una terra di confine, per nulla marginale nella storia della Romagna.
16,00

Uomini e lupi in Romagna e dintorni. Realtà e mito, attualità e storia

Eraldo Baldini, Marco Galaverni

Libro

editore: Il Ponte Vecchio

anno edizione: 2021

pagine: 200

Il lupo è un animale straordinario. Qualcuno direbbe "nel bene e nel male", ma il bene e il male, per il lupo, non esistono: quelli sono concetti tipicamente umani. Gli animali selvatici agiscono secondo natura, niente di ciò che fanno può essere giudicato con i nostri parametri e la nostra morale. Il lupo è straordinario perché è un emblema di fierezza, libertà, forza; è un predatore eccezionale, organizzato e infallibile. Ed è straordinario anche perché ha saputo adattarsi a mille cambiamenti, contendendo a lungo all'uomo spazi, risorse e il primato di dominatore dell'emisfero settentrionale del pianeta. È molto amato da chi si sente vicino alle cose della natura, e molto odiato da chi lo vede come un assassino e un avversario. Ma questi sentimenti contrapposti sono tipicamente umani, e dunque non congrui al caso. Invece, per secoli, l'uomo ha rappresentato il lupo come un crudele uccisore di animali e di persone, malvagio e antropofago, infido e letale. Una specie contro la quale era non solo lecito, ma doveroso mettere in atto pratiche di sterminio. Per contro, certe posizioni e pubblicazioni degli ultimi decenni hanno ugualmente manipolato la realtà, negando che il lupo si sia mai comportato... da lupo, e sottacendo la verità storica di momenti e situazioni in cui il rapporto uomo-animale si era fatto critico per entrambi (certo, per responsabilità dell'uomo e non del lupo). Con un'approfondita ricerca storico-documentaria Eraldo Baldini ricostruisce il millenario rapporto uomo-lupo in Romagna e dintorni. Ci fa anche conoscere come questo animale sia divenuto protagonista del mito, della cultura popolare, delle fiabe. Il co-autore Marco Galaverni, uno dei massimi esperti italiani del settore, dà poi conto della situazione odierna, della sua recente evoluzione e di come il lupo abbia potuto "riconquistare", anche da noi, presenza e spazi, nel raggiungimento di una realtà molto positiva dal punto di vista ecologico e naturalistico e, nel contempo, nel ripresentarsi di problematiche da affrontare con razionalità e con nuove sensibilità. Prefazione di Massimiliano Costa.
16,00

I tesori gastronomici dell'Appennino casentinese. Raviggiolo, tortello alla lastra, ciavarro o salsiccia matta romagnola all'aglio, o sambudello toscano

Graziano Pozzetto

Libro

editore: Il Ponte Vecchio

anno edizione: 2021

pagine: 200

Negli anni dei suoi "vagabondaggi" e delle sue indagini, al nascere di Slow Food (di cui fu uno dei fondatori), per Graziano Pozzetto la scoperta dell'Alto Appennino tosco-romagnolo e delle Foreste del Casentino fu come un dono prezioso, l'esperienza di sapori e profumi capaci di gratificare non solo il palato - quello evocato da Tonino Guerra quando ricordava «il raviggiolo freschissimo di Casteldelci» come «una carezza del palato!» -, ma anche il cuore e l'anima: la conoscenza dell'identità montanara; una bio-diversità (antelitteram) autentica; uno spirito di appartenenza ad un'altra Romagna, più silenziosa e genuina; una cultura gastronomica non priva di storiche contaminazioni toscane, nel felice legame identitario di due regioni: tutto questo significò per il nostro grande maestro della tavola l'incontro con gli orizzonti del Casentino e dei suoi territori. Così, in questo volume - l'ultimo delle sue numerose opere, ma non ancora l'ultimo della sua vita, per la sua passione e la sua sapienza di massimo degli esperti romagnoli della cucina e tra i primi in Italia - Graziano si è proposto di codificare una cultura montanara tra le più rappresentative. Lo ha fatto concentrandosi sullo studio di tre specialità: il raviggiolo presidio Slow Food; il tipico tortello alla lastra; il caratteristico ed esclusivo ciavarro o salsiccia matta all'aglio (il sambudello del versante toscano), assumendole come rappresentative di un intero mondo: del quale, come sempre, l'autore ci rende storia e cultura, uomini e paesi, dicerie e leggende, idiosincrasie e polemiche, e insomma un intero universo, ricostruito nelle ridenti allegrezze della tavola [rc].
16,00

Mais e miseria. Storia della pellagra in Romagna

Giancarlo Cerasoli

Libro: Copertina rigida

editore: Il Ponte Vecchio

anno edizione: 2020

pagine: 320

In questo libro è raccontata la storia della pellagra in Romagna, una malattia ora quasi sconosciuta, diffusa tra i contadini più poveri tra la fine del Settecento e la prima metà del secolo scorso. Si trattava di un morbo nuovo, determinato dall'alimentazione a base di cibi (polenta e piadotto) derivati dalla farina di granoturco, consumati per molti mesi all'anno, che colpì centinaia di migliaia di persone e che spesso si concludeva con la demenza e il ricovero in manicomio. Attingendo a centinaia di documenti, spesso inediti, consultati in archivi, biblioteche e musei, l'autore ha ricostruito il suo arrivo nella Romagna Toscana, la sua diffusione nel territorio indagato e gli sconvolgimenti che provocava nei malati, nelle loro famiglie e nelle comunità rurali. Oltre alle informazioni desunte dalle descrizioni dei medici, sono qui raccontate le storie di alcuni pellagrosi ricoverati nel Manicomio di Imola e ne sono descritte le condizioni di vita e salute. Ampio spazio hanno anche le testimonianze sulla pellagra e sui pellagrosi presenti nelle opere letterarie (poesia, teatro, romanzo, etc.) pubblicate in Italia e anche quelle raccolte e documentate dai folkloristi in Emilia Romagna in proverbi, indovinelli, canti popolari ed altro ancora. Ne emerge una storia drammatica, determinata da un complesso intreccio di fattori di natura scientifica, geografica, ecologica, climatica, demografica, economica ed amministrativa, la cui conoscenza aiuta a comprendere meglio le precarie condizioni di vita di gran parte della popolazione rurale della Romagna in quel periodo.
16,90

Ansiagirl

Maria Vittoria Matteucci

Libro: Copertina rigida

editore: Il Ponte Vecchio

anno edizione: 2020

pagine: 176

"Credo sia presente in ognuno di noi quale sia e in che consista la dimensione straordinaria dell'adolescenza, l'età nella quale definiamo il senso e il significato del vivere, i progetti del futuro, il complesso delle idee che resteranno a fondamento della nostra vita; e poi le amicizie e, sopra ogni altra cosa, la scoperta dell'amore: un'età fondatrice e sognante, che non ritroveremo mai più nel corso della vita, irripetibile nelle sue tensioni, nelle sue filosofie, nelle sue esperienze di una ricchezza ineguagliabile. Aprirsi ai racconti proposti da narratori giovanissimi significa riscoprire quel tempo, come se fosse nuovo, ora che ne siamo lontani, e meravigliarci della sua bellezza dimenticata e della sua complessità, come Maria Vittoria ci dimostra in questo romanzo di scoperte e di attese, dunque di ansie, ma anche della meravigliosa costruzione della propria personalità: naturalmente ora in dissonanza con gli altri, i nostri avversari - in rapporto coi quali misuriamo la nostra forza - o in consonanza con coloro che amiamo, orizzonte di luce nei giorni della nostra meraviglia".
15,00

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