Il tuo browser non supporta JavaScript!

Edizioni Alegre

Blues e femminismo nero. Gertrude «Ma» Rainey, Bessie Smith e Billie Holiday

Angela Davis

Libro: Copertina morbida

editore: Edizioni Alegre

anno edizione: 2022

pagine: 320

Il più importante genere musicale afroamericano degli anni successivi alla schiavitù fu senza dubbio il blues. Nato all'incrocio tra l'eredità della tradizione sacra degli spiritual e quella sociale dei canti di lavoro, affinò le tecniche della musica di schiave e schiavi in cui la resistenza era espressa in maniera sottintesa, comprensibile solo da coloro che ne possedevano il codice. Analizzando quegli aspetti dei testi e delle performance di Gertrude "Ma" Rainey, Bessie Smith e Billie Holiday che preannunciavano una sensibilità femminista, Angela Davis mostra come il blues promosse forme di coscienza della working class nera e sfidò l'ideologia dominante. Davis indaga il modo in cui il blues femminile infranse i rigidi tabù sulle rappresentazioni della sessualità che caratterizzavano i prodotti culturali dell'epoca, contestando gli assunti patriarcali sul ruolo delle donne. Oltre ad aver rivoluzionato l'allora nascente industria discografica di massa, queste tre blueswoman anticiparono la politicizzazione del personale operata dal movimento delle donne degli anni Settanta e diedero voce ai desideri, alle emozioni e alle rivendicazioni di donne nere che spesso non avevano accesso alla parola scritta. Un entusiasmante affresco della "sovversione" prodotta da queste cantanti, appartenenti a tre diverse generazioni, che col loro blues hanno traghettato la musica afroamericana verso i territori del jazz, dell'r'n'b e del soul arrivando fino alle espressioni contemporanee della cultura popolare nera. Un'indagine all'intersezione tra musica e coscienza sociale che contribuisce a strappare il monopolio della lotta femminista dalle mani delle donne bianche della middle class.
20,00

Millennium bug. Una storia corale di Indymedia Italia

AA.VV.

Libro: Copertina morbida

editore: Edizioni Alegre

anno edizione: 2021

pagine: 264

«Don't hate the media, become the media». Con questo slogan nacque Indymedia - nel novembre del 1999 a Seattle - in occasione della mobilitazione contro il Wto che fu fondamentale per la diffusione del movimento No Global. Un sito per raccontare le proteste, che in quei giorni collezionò più di un milione di visitatori, numero incredibile per l'epoca e impressionante ancora oggi. La grande forza di Indymedia fu l'open publishing: permettere a chiunque di pubblicare testi, immagini e video in uno spazio del sito chiamato Newswire. Fu una rivoluzione nel mondo della comunicazione, in anni in cui i computer e la rete non erano ancora diffusi ovunque, non c'erano gli smartphone, non esistevano i social network, e i grandi giornali avevano appena iniziato a mettere on line i propri siti statici. Il tanto temuto Millennium bug a cavallo del secolo fu proprio quel movimento. Nell'arco di un paio d'anni Indymedia divenne un fenomeno globale, cambiando la percezione della rete come ormai riconosciuto anche a livello accademico. Stravolse la gerarchia delle fonti di informazione, con un progetto no profit basato sull'autogestione che anticipò molti degli strumenti nati successivamente. Fu chiaro durante il G8 di Genova, quando le strade si riempirono di attivisti con telecamere, macchine fotografiche, e storie da raccontare. Quello strumento di diffusione aperto tolse dalle mani dei media mainstream la narrazione di quei giorni, rivelandosi poi decisivo anche in sede processuale. In modo corale, con interventi in prima persona di alcune e alcuni degli attivisti che parteciparono al progetto, questo libro narra una possibile storia del nodo italiano di Indymedia. Alcuni la considerano un'occasione persa, altri sono convinti di esser stati travolti dalle piattaforme proprietarie del web 2.0 di cui oggi vediamo gli effetti nefasti, altri ancora che quello strumento non potesse funzionare dopo la fine del movimento in cui era nato. Ma senza dubbio si tratta del più importante progetto di comunicazione autogestita della storia dei movimenti sociali.
16,00

Jacobin Italia. Volume 8

AA. VV.

Libro: Copertina morbida

editore: Edizioni Alegre

anno edizione: 2020

pagine: 140

12,00

Chav. Solidarietà coatta

D. Hunter

Libro: Copertina morbida

editore: Edizioni Alegre

anno edizione: 2020

pagine: 160

Se incontraste oggi D. Hunter potreste scambiarlo per un bibliotecario uscito a fare shopping. Ma un tempo per gli sbirri, le persone per bene e la stampa lui era un chav, un coatto. In queste pagine racconta la sua giovinezza nel sottoproletariato di Nottingham, quando per campare ha lavorato come sex worker, spacciatore e ladro. È un bambino cresciuto in strada, costretto a subire abusi, arrestato per rissa. Patisce violenza, impone violenza. Ma dopo i vent'anni riesce a rompere il ciclo. Ricoverato forzatamente in ospedale psichiatrico, comincia a leggere, e rimane folgorato dall'opera di altri due reclusi: Antonio Gramsci e Angela Davis. Inizia a unire i punti della propria storia. Si mette alle spalle la dipendenza da sostanze, gli assistenti sociali, i poliziotti, il riformatorio e il carcere, diventa un militante della sinistra antagonista. Sulla soglia dei quarant'anni scrive un memoir in cui racconta la propria vita, ma traccia anche i limiti dei movimenti politici che pretendono di parlare a nome della working class. Si alternano descrizioni di attività illegali e abusi sessuali, denunce di violenze istituzionali, ferite di classe. Aneddoti dal mondo del lumpenproletariato raccontati senza eroismo né cinismo. "Un po' ne ho date, un po' ne ho prese", è questa la cifra di D. Hunter. Eppure le sue parole trasudano solidarietà dal basso e resistenza viscerale dei corpi offesi, di chi sta in fondo alla catena alimentare dell'economia. Un libro duro che punta il dito contro la discriminazione sociale e mette a nudo i traumi del capitalismo. Una storia che racconta con orgoglio proletario l'oppressione di classe e di genere per costruire un tassello importante di un immaginario working class queer, incrociando riflessioni sul razzismo, sullo sfruttamento, sulla violenza di genere e sull'identità delle persone LGBTQ. Prefazione di Wu Ming 4.
15,00

Jacobin Italia. Volume 6

AA. VV.

Libro

editore: Edizioni Alegre

anno edizione: 2020

pagine: 137

"«È la paura che tu hai, a Sancho, che ti fa vedere e capire ogni cosa di traverso» dice Don Chisciotte di fronte alle perplessità del suo scudiero prima di lanciarsi in mezzo a due mandrie di montoni scambiate per eserciti. Questo numero di Jacobin Italia fa i conti con la paura come sentimento prevalente della nostra epoca, ne identifica la natura opprimente e al tempo stesso ne riconosce quella sociale. Che la paura sia un'emozione sociale emerge dalla storia di S. M., donna affetta da una rara anomalia che le impedisce di spaventarsi. La raccontano a fumetti Assia Petricelli e Sergio Riccardi nell'inserto."
12,00

Pozzi. Il diavolo a Bitonto

Selene Pascarella

Libro: Copertina morbida

editore: Edizioni Alegre

anno edizione: 2019

pagine: 252

Recuperare un «fattaccio» di cronaca nera, un cold case davvero molto cold, blocco di ghiaccio nascosto sottoterra, che a toccarlo raggela le dita. Ritessere una storia sfilacciata dal tempo, una saga perduta di bambini uccisi chissà come e colpevoli a buon mercato, ambientata all'estremo margine di un lembo di provincia italiana, nel decennio più maudit del secolo scorso: gli anni Settanta. Raccontare una storia che giunge a noi trasfigurata in un film, un classico del thriller all'italiana, "Non si sevizia un paperino" di Lucio Fulci. Partire da lì e andare a ritroso. Il cult movie con Tomas Milian, Florinda Bolkan e Barbara Bouchet arriva nelle sale nel 1972. Quello stesso anno il piccolo Giuseppe affoga nella cisterna della casa di sua nonna, nel quartiere più "degradato" di Bitonto, in provincia di Bari. È il quinto bimbo ripescato morto dai pozzi di quello che per la stampa e la gente perbene è il ghetto dei truscianti: persone di remota origine «zingara», dedite al furto e ad altre attività illegali. Stampa e televisione si gettano a capofitto sul caso, il clamore dura a lungo, i colpi di scena si susseguono... Dopodiché, cala il silenzio. Per anni. Perché? Interrogare la storia, i filamenti di memoria e il nucleo denso dell'amnesia collettiva. Camminare lungo il reticolo dei confini tra realtà e sceneggiatura, tra la Bitonto delle cronache e l'Accendura inventata da Fulci e Gianviti, tra la polvere dell'archivio e la vita vera incrociata durante i sopralluoghi, tra il non detto che percola ovunque e l'irrompere di spunti autobiografici. Fare tutto questo con l'aiuto di Esselio. È la missione che si è data Selene Pascarella, al suo secondo titolo per Quinto tipo. Dopo "Tabloid inferno", un case study sulle narrazioni tossiche legate alla cronaca nera e alla sua manipolazione politica e propagandistica. «Dal sud del Sud dei santi», come diceva Carmelo Bene. Che è anche il sud del Sud dei diavoli.
16,00

Jacobin Italia. Volume 4

AA. VV.

Libro

editore: Edizioni Alegre

anno edizione: 2019

pagine: 140

A chi parlano i giovani di Fridays for Future? E cosa prevede il Green New Deal proposto dalla sinistra statunitense? Le élite negano l'evidenza o colpevolizzano i comportamenti dei singoli. Ma per fermare il disastro climatico bisogna ridisegnare il sistema di produzione. Perché quando natura e società si intrecciano non è possibile separare la crisi ambientale da quella politica ed economica. La sezione dedicata alle traduzioni dal numero 34 di Jacobin Magazine - che esce in contemporanea a noi negli Stati uniti - è dedicata alla guerra, che consiste oggi nello spezzare la catena del potere militare sulla società.
12,00

La sinistra di destra. Dove si mostra che liberisti, sovranisti e populisti ci portano dall'altra parte

Mauro Vanetti

Libro: Copertina morbida

editore: Edizioni Alegre

anno edizione: 2019

pagine: 239

Uno zombie si aggira per l'Europa: è la sinistra di destra. Mostro bicefalo i cui due volti sono il sovranismo e il liberismo, è tenuto artificiosamente in vita dalla crisi delle sinistre radicali. Un morto-che-cammina sinistrofago che succhia i cervelli delle persone, svuotandone la testa da ogni idea di riscatto sociale e solidarietà internazionale per riempirla con una sostanza gelatinosa formata, in dosi variabili, da populismo, classismo, razzismo, sessismo e nazionalismo. I sovranisti di sinistra sostengono che per uscire dalla crisi sarebbe necessario un ripiegamento all'interno dei propri confini, un ritorno alle idee di nazione e patria; rivendicano a parole Marx, Keynes e la sovranità popolare contro l'Unione europea ma propagandano xenofobia e negano la divisione in classi della società riducendola a un indistinto "popolo". Nel frattempo il centrosinistra, che ormai ha completato il giro tanto da ritrovarsi direttamente a destra e ripartire dal via, sostiene che l'unica difesa dal nazionalismo sia l'europeismo liberista, che non fa che tutelare gli interessi dell'establishment e lo status quo succhiando il sangue della working class. Mauro Vanetti, rodato ammazzavampiri e Van Helsing del terzo millennio, col paletto di frassino di una pungente ironia e usando in modo rigoroso l'analisi marxista, fa fuori a una a una tutte queste posizioni, ristabilendo dei confini netti tra le parti, separando ciò che era tenuto forzatamente unito, e dimostrando che non è possibile prendere robe a caso e dire: «ma di sinistra, eh».
15,00

Jacobin Italia. Volume 3

AA. VV.

Libro

editore: Edizioni Alegre

anno edizione: 2019

pagine: 137

Democrazia e capitalismo sono compatibili? Verso dove tendono gli attuali dispositivi di comando della nostra società? Dopo quarant'anni di controrivoluzione liberale, occorre individuare i nemici della democrazia e immaginare un sistema in cui davvero tutti e tutte possano prendere parte alle decisioni collettive. L'estratto del numero che esce in contemporanea negli Usa, si occupa inoltre della casa, il fattore scatenante della crisi del 2008 quando 25 milioni di statunitensi persero la propria abitazione. La storia di un diritto delegato alle speculazioni di mercato.
12,00

Una cosa oscura, senza pregio

Andrea Olivieri

Libro: Copertina morbida

editore: Edizioni Alegre

anno edizione: 2019

pagine: 432

Ricordiamo Louis Adamic soprattutto come l'autore di un libro «di culto», di quelli che è facile fraintendere, che a maneggiarli scottano le dita, che incatenano i loro autori a immagini stereotipate: "Dynamite: The Story of Class Violence in America", scritto nel 1931 e riscritto nel 1934. Eppure, prima di trovare una morte enigmatica negli Stati Uniti della «caccia alle streghe», Louis fu tante persone, forse troppe: inquieto adolescente sloveno nell'impero austroungarico, migrante transatlantico in cerca di fortuna, americanissimo scrittore on the road, padre mai riconosciuto del New Journalism, cantore delle comunità meticce dei nuovi proletari (un Jack London mitteleuropeo tra gli scioperi degli Industrial Workers of the World), agitatore politico e infine sostenitore della Iugoslavia del maresciallo Tito. Una storia, molte storie a cavallo tra due continenti, tra i mostri del ventre d'Europa e l'American Dream spazzolato contropelo. Andrea Olivieri ha costruito un oggetto narrativo dove ogni capitolo è un campo minato, una narrazione ibrida squassata da continue esplosioni. L'autore non solo ricostruisce la storia di Louis nella sua complessità, ma ne adotta il metodo giornalistico e la poetica, ibridando fiction e non-fiction, e ne incrocia le traiettorie con quelle di altri proletari "meticci", vissuti in una zona dai confini incerti e dunque dai molti, troppi nomi: «Litorale adriatico», La biografia di Adamic dialoga con la storia di famiglia dell'autore. Famiglia di operai antifascisti e partigiani, protagonisti di un'epopea tra la Via Flavia e il West, nomadi tra i porti e cantieri navali di Monfalcone, Trieste, Fiume. Seguendo le vicissitudini di Albano e Leda, i nonni partigiani, Olivieri ci accompagna lungo le strade di un'umanità brulicante alla Dos Passos, in una borderland dove l'«identità nazionale» è continuamente messa in crisi, i confini sono mobili e ogni lingua è lingua franca. Un mondo di solidarietà di classe e internazionalismo, che grazie a queste pagine torna a ispirarci.
18,00

Se il mondo torna uomo. Le donne e la regressione in Europa

Libro

editore: Edizioni Alegre

anno edizione: 2018

pagine: 192

Una sinistra confusa ha tenuto artificialmente in vita l'illusione che liberismo - la teoria economica - e liberalismo - sua presunta forma ideologica a garanzia di diritti e libertà personali - potessero convivere. Ma la scomparsa di ogni freno alla libertà di profitto, unica ricetta adottata dalle sinistre di governo, ne ha causato un crollo di consenso. Così il populismo religioso e il populismo nazionalista hanno occupato lo spazio pubblico, appropriandosi in chiave reazionaria anche del linguaggio dei diritti. È in corso un'alleanza inattesa tra fondamentalismi e libero mercato, che da un lato sventolano la bandiera della difesa della società tradizionale dalla cosiddetta ideologia del gender, dall'altro si dimostrano capaci di estrarre ingenti profitti grazie all'intreccio tra tecnologie riproduttive, lavoro a domicilio come pretesto per sfruttare il lavoro di cura delle donne e tagli allo stato sociale. Molti i terreni di scontro: il diritto all'aborto; la violenza maschile sistemica nella società; il sistema penale iniquo verso le vittime di violenza; le narrazioni tossiche intorno ai femminicidi; il ruolo del lavoro riproduttivo; l'intreccio tra oppressione di genere e di razza; gli attacchi ai luoghi di aggregazione e autorganizzazione femminile. Ognuno dei saggi di questa raccolta è uno scudo per reggere l'urto di questa offensiva. Giovani attiviste hanno prodotto una nuova ondata di movimento femminista globale che cerca di fare da argine alla risacca reazionaria e conservatrice che in tutto il mondo mette in discussione le conquiste ottenute dalle donne. Ed è proprio questo movimento lo scoglio contro cui far infrangere le correnti regressive che rischiano di straripare sulla società.
14,00

Ruggine, meccanica e libertà

Valerio Monteventi

Libro: Copertina morbida

editore: Edizioni Alegre

anno edizione: 2018

pagine: 303

Dalla fabbrica alla galera, andata e ritorno. Due luoghi che si somigliano, un percorso tipico di tante scritture working class. In fondo i proletari un tempo potevano permettersi di scrivere solo se andavano in prigione: il tempo morto del lavoro poteva allora convertirsi in scrittura. Valerio Monteventi racconta in autofiction un percorso carico di consapevolezza politica: figlio di operai vicini al Partito comunista italiano, cresciuto col mito della classe operaia, entra da studente universitario in fabbrica. Critica il lavoro salariato dall'interno smontando il mito del "chi non lavora non mangia" coltivato dalla generazione dei padri. La repressione dei primi anni Ottanta lo porta, con una falsa accusa, nelle patrie galere. Ne esce con un'assoluzione e si lancia nella politica e nel lavoro sociale, spingendo a testa bassa come un giocatore di rugby. Fino a quando il suo nuovo lavoro lo riporta dentro la prigione, stavolta come tutor di un gruppo di giovani detenuti che imparano da vecchi maestri di meccanica l'arte del tornio e della fresa. Vecchi con le mani d'oro, capaci di fare gli scarpini di metallo a un moscerino. Ad ascoltarli lima alla mano giovani proletari, spesso immigrati, costretti a imparare un mestiere e rapidi a percorrere ogni strada possibile per la libertà. La ruggine da un lato e il disco tagliente della mola dall'altro: quando si incontrano sul testo, liberano scintille.
16,00

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.