Per fare la frittata - Jim Powell

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Per fare la frittata

Per fare la frittata
Jim Powell

Novità del 06/04/2012

Descrizione

L'Arcipelago Einaudi
pp. 352
€ 16,00

Traduzione di Anna Rusconi

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«Suppongo madame Lefèvre sia stata la scintilla di gran parte di quel che avvenne dopo. Il che è sorprendente, in quanto dubito che in tutta la sua vita madame Lefèvre sia mai stata la scintilla di alcunché. Anche adesso: guardo le parole "scintilla" e "madame Lefèvre" e mi domando come siano arrivate a coabitare nella stessa frase».
Jim Powell, Per fare la frittata

***

«Un magnifico romanzo d'esordio... una storia indimenticabile, dal fascino sommesso... Powell ha ottenuto un risultato raro e notevole: un romanzo in cui narrazione avvincente ed erudizione storica si amalgamano a perfezione».

«The Boston Globe»

È un vecchio detto rivoluzionario attribuito a Lenin: «Per fare la frittata bisogna rompere le uova». Ma quando le uova assumono i connotati dei propri familiari, di noi stessi, dei luoghi cari dell'infanzia, improvvisamente l'aforisma perde molto del suo fascino e si manifesta in tutta la sua dirompente e mascherata violenza. La violenza della Storia, dalla Seconda guerra mondiale, alla Shoah, alle dittature comuniste nei paesi dell'Est.
Eppure, per Feliks Zhukovski, al termine di un percorso di scoperta e rigenerazione (e tante uova rotte...), la vita forse può ricominciare davvero da capo.

Parigi, 1991. Dopo la caduta del muro di Berlino, in piena dissoluzione dell'Unione Sovietica, Feliks Zhukovski, di origine polacca, solitario e abitudinario autore della Guide Jaune - l'unica guida «turistica» ai paesi dell'Est pubblicata in Occidente fino a quel momento - si trova di fronte alla classica offerta «che non si può rifiutare»: verrà ricompensato profumatamente se accetterà di cedere i diritti della sua guida nientemeno che a un editore americano. Per lui, convinto fautore delle magnifiche sorti dell'ormai ex Blocco sovietico e da sempre attivista e «uomo di sinistra», seppur fuoriuscito dal Partito comunista francese, il dilemma è serio. Ma più di ogni altra cosa, è l'inizio di un viaggio, fisico e interiore, che lo porterà a rivedere le sue certezze ideologiche fredde e razionali, astratte e assolute, alla luce degli incontri, delle emozioni, delle relazioni fondamentali - rifiutate o perdute - della sua vita: suo fratello, la donna che ha amato e mai più rivisto, e soprattutto sua madre.
Peregrinando tra la Polonia e la casa scomparsa dell'infanzia, il bar della Stasi a Berlino dove aveva conosciuto Kristin, e Columbus, Ohio, profonda provincia americana, dove il fratello Woody-Woodrow (chiamato così dalla madre in onore del presidente statunitense Wilson) in fuga dalla guerra è diventato agiato piccolo imprenditore, Feliks vedrà aprirsi, inaspettatamente, tra gioie e difficoltà, una nuova stagione della sua vita. E ce la racconterà con disincanto, ironia e autoironia a tratti tagliente, e con sempre maggiore coinvolgimento emotivo.

Arzadv